One easy way to waste 95 minutes

Avevo un ricordo di Gioele Dix come di un tipo molto divertente. Ma davvero, proprio da scannarsi dalle risate, a teatro dico. E allora ci sono andato con gioia preadolescenziale e sicumera wagneriana, a vedere il suo spettacolo nuovo, “Nascosto dove c’è più luce”. Ecco, fossi rimasto in cucina a tagliarmi un avambraccio con un coltello seghettato mi sarei divertito molto di più. Lo spettacolo fa pena, è imbarazzante, fuori dal tempo, non c’è una battuta che faccia non dico ridere ma almeno non volerti suicidare hic et nunc. E poi è infinitamente lungo, un’ora e 35 minuti di cazzate strabilianti, penose, trite, bollite, facili, bolse, il tutto incastrato in una di quelle cazzo di poltroncine dell’Alighieri che dovrebbero essere vietate da qualche convenzione sui diritti umani. Ma ovviamente, lui, il Dix, mica è scemo, mica lo porterebbe in giro un roito così se non fosse sicuro di far ridere. E infatti ridono tutti, dall’inizio alla fine, per ogni sospiro, per ogni singola fottuta cazzata. Ridono per cose tipo “Ma che musica è questa? House? E perché non la suoni a casa tua allora?” ah ah ah. Cazzo ridi? Oppure “zia, dall’aldilà, dammi un numero vincente. 45. Ma io porto il 44”. Ah ah ah. Ecco. È TUTTO così. Per fortuna dopo, a casa, c’era un film con Celentano.

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